giovedì 23 febbraio 2012

Elenco ArtBlitz 2007/2011

Art Blitz


Cronistoria

1° Voglio una Biennaleeee!
2° Antidemocrate
3° Come in un film di Godard
4° Parassita dell’arte
5° Why not?
6° La 24 ore di Pino Boresta
7° Un Sovvertitore
8° Fluxus Blitz di Pino Boresta
9° Per chi non c’era
10° Esserci per scomparire
11° C’è troppo silenzio nei Musei



I titoli e date

1° V.B.P.07 - Venezia Biennale Performance 8/06/2007.
2° P.T.08 - Performance Triennale 25/05/2008.
3° P.Q.08 - Performance Quadriennale 18/06/2008.
4° P.G.N.08 - Performance Galleria Nazionale 4/10/2008.
5° A.R.P.09 - ArtO’ Roma Performance 3/04/2009.
6° F.P.09 - Faenza Performance 19/04/2009.
7° V.B.P.09 - Venezia Biennale Performance 4/06/2009.
8° A.R.P.10 - Auditorium Roma Performance 26/02/2010.
9° M.P.10 - Miart Performance 26/03/2010.
10° V.B.P.11 - Venezia Biennale Performance 13/06/2011.
11° A.R.P.11 - ARIA Roma Performance 11/12/2011.


I luoghi

1° VBP07 - Arsenale alla 52° Biennale di Venezia.
2° PT08 - Palazzo della Triennale di Milano.
3° PQ08 - Palazzo delle Esposizioni di Roma.
4° PGN08 - Galleria Nazionale Arte Moderna a Roma.
5° ARP09 - Palazzo dei Congressi di Roma.
6° FP09 - Teatro Masini e altri vari luoghi a Faenza.
7° VBP09 - Piccolo Arsenale alla 53° Biennale di Venezia.
8° ARP10 - Auditorium di Roma.
9° MP10 - Fieramilanocity a Milano.
10° VBP11 - Padiglione Italia Arsenale 54° Biennale di Venezia.
11° ARP11 - Teatro Valle Roma.




1° ArtBlitz - 8/06/2007


Arsenale Biennale di Venezia








Voglio una Biennale!

Arsenale della Biennale di Venezia 8 giugno 2007.

Cronistoria:
Questo è quello che ho scritto ad un amico dopo uno dei primi artblitz:
Ciao caro mi ha fatto piacere incontrarti a Venezia. Non so se anche tu avrai sentito come me tutte le lamentele sul padiglione italiano. Le solite ed immancabili, come ogni volta certo! Ma quando io dicevo che non sarebbe cambiato niente, a tutti quelli che lamentandosi volevano solo strumentalizzare l’assenza del padiglione italiano, avevo ragione o no? Chi se lo ricorda ora? Possibile che non esistono artisti validi e meritevoli che avrebbero potuto esporre al posto dei soliti noti, forse bravi? A chi piacciono, ma non certo meritevoli di partecipare a 3 biennali consecutive quando ci sono artisti ben più meritevoli che non trovano mai il pertugio giusto. Come vedi è sempre la stessa storia, non importa quello che fai, ma bensì chi hai l’opportunità di frequentare. È per questo che quest’anno ho fatto una performance abusiva all’Arsenale che ho documentato anche con delle foto. Sono salito in cima ad un’alta scala e ho gridato “Voglio fare anche io una Biennale, voglio una Biennaleeee, voglio una Biennaleeeee, voglio una Biennaleeeee, voglio una Biennaleeee” . Rifacendo il verso al grande Ciccio Ingrassia, che impersonava un folle, che sale in cima ad un albero e strilla “Voglio una donnaaaa, Voglio una donnaaaa, Voglio una donnaaaa," nel famoso film di Federico Fellini “Amarcord”, ho ritenuto opportuno dire così la mia.
Pino Boresta







Nel numero 42 Exibar.onpaper (speciale Grantour) agosto/settembre 2007.
Così scrive la redazione di Exibart.onpaper alla pagina 30 fotofinish a riferimento di una foto che mi vede abbarbicato in cima a una lunga scala infissa alle mura dell’Arsenale durate il vernissage della 52° Biennale di Venezia mentre strillavo “Voglio una Biennaleeeeee!”:
Altro concerto ha improvvisato il sempre spassoso Pino Boresta che, non vergognandosi di essere venuto in laguna con tanto di prole, ha adocchiato una scala, vi è salito ed ha cominciato ad urlare "Invitate anche me alla Biennaleeeee".































In foto: Arsenale di Venezia, Ciccio Ingrassia (disegno digitale), Io su scala foto opera composizione (foto fatta da Soele Boresta).

2° ArtBlitz - 25/05/2008

Palazzo della Triennale di Milano




















Antidemocrate

Palazzo della Triennale, Milano.


inCONTEMPORANEA la rete dell’arte

Ore 14.30 - 19.00 Sabato 24 Maggio 2008
convegno Identità artista (sala Lab)
a cura di AR.RI.VI (Archivio Ricerca Visiva)
Interventi di Aurelio Andrighetto, Pino Boresta, Anna Valeria Borsari, Piero Cavellini, Cuoghi & Corsello, Barbara Fassler, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Marcello Pecchioli.

Cronistoria:
Ecco è arrivato il mio momento mi chiamano per fare il mio intervento. Mi alzo vado vicino alla cattedra. Da alcune fotocopie che avevo preparato leggo stralci dei miei articoli pubblicati sulla rivista Juliet che poi regalo al pubblico. Alla fine dopo aver letto l’ultimo salgo in piedi su una sedia ed urlo a squarciagola più volte “Voglio una Biennale, voglio fare una Biennale, Voglio una Biennale, voglio fare una Biennale…”, al termine applausi, raccolgo qualche firma per il mio progetto “Firma Boresta - La petizione diventa un opera d’arte” http://pinoboresta.blogspot.com/2008/10/firma-boresta.html, e quindi torno seduto ad ascoltare gli altri interventi.

































Cosi descrive l’accaduto Carla Ferraris su teknemedia il 3 giugno 2008.

Chi è dunque l’artista? Barbara risponde con una metafora di stampo duchampiano: “Un viandante che mette in discussione l’arte, spingendola fino a confini sempre più distanti”. E la disquisizione si approfondisce ed accende nel momento in cui Pino Boresta esprime la propria posizione in merito, tramite, una relazione performativa del proprio concetto d’identità artistica, salendo su una sedia ed urlando “Voglio una Biennale, voglio fare una Biennale”; per Boresta l’arte è privilegio antidemocratico, nicchia insormontabile per pochi eletti, jet-set snobistico per critici, curatori e galleristi detentori del sistema artistico contemporaneo. E la performance si conclude con una petizione/provocazione per la candidatura di Pino Boresta alla prossima Biennale di Venezia, con conseguente raccolta di firme tra i presenti in sala.


In foto: Palazzo della Triennale di Milano, Io che urlo foto opera composizione.

3° ArtBlitz - 18/06/2008


Palazzo Esposizioni di Roma





18/06/2008 16.58
Mostre: al via Quadriennale
Da domani al 14 settembre un centinaio opere di giovani artisti
Notizia (ANSA) - ROMA, 18 GIUGNO 2008
Con un centinaio di opere realizzate da altrettanti giovani artisti, parte la 15/a edizione della Quadriennale, da domani al 14 settembre. La rassegna, che torna nella sede storica di Palazzo delle Esposizioni, ha vissuto la vernice per la stampa, movimentata dalla protesta dell’artista Pino Boresta, che ha contestato il mancato invito alla rassegna gettando volantini con la scritta ‘Basta con i soliti raccomandati’ e un invito a firmare ‘per mandare Boresta alla Biennale di Venezia 2009′.

Come in un film di Godard

Ho la gola secca e la bocca asciutta, avverto una forte sensazione di disidratazione senza avere in realtà sudato. Appena giro l’angolo decido di entrare nel primo bar che incontro chiedendo un bicchiere d’acqua. Il giovane barista nonostante la confusione è lesto, deve essersi accorto di qualcosa; bevo, ringrazio ed esco. Percorro cinquantina metri e si ripresenta la stessa arsura, il nasone (così chiamate le fontanelle romane) di Piazza Venezia è troppo lontano decido cosi d’approfittare di un altro bar nei paraggi che a Roma non mancano. Questa volta entro con più tranquillità… esco e riprendo il cammino cercando di calmarmi. Anche questa è andata, non è stato facile ma l’ho fatta. Avevo calcolato tutto nei minimi particolari.
Arrivo in anticipo alla conferenza, non distribuisco i volantini e mi vado a sedere in fondo alla sala.




I primi a parlare sono il presidente della Quadriennale e le autorità, che pur se scontati risulteranno più esaustivi dei 5 curatori (Chiara Bertola, Daniela Lancioni, Lorenzo Canova, Claudio Spadoni e Bruno Corà) preoccupati ad esibirsi secondo un rigoroso ordine alfabetico invece di parlare in sostanza della mostra. Sono lì seduto e come in un film di Godard, vivo, rivivo cento volte la stessa scena. L’ho studiata a fondo ma ogni volta che la riesamino mi vengono le palpitazioni; riesco a rilassarmi solo piegando qualche volantino. Ci siamo! É arrivato il mio momento, stanno chiedono se ci sono domande da parte del pubblico, io dal fondo della sala mi alzo, agito le braccia e senza aspettare il microfono ad alta voce faccio presente che ho una domanda da fare. Catturata l’attenzione dei presenti domando “Vorrei sapere perché non mi avete invitato?”, c’è qualche risata e qualche applauso che prontamente stoppo reclamando invece più fatti. Attendo qualche istante in cui regna il silenzio e proseguo con la contro mossa studiata per tutelarmi dall’eventualità che uno dei 5 curatori tentasse con una risposta spiritosa di declassare l’evento contestatorio a farsa, e aggiungo; “Anzi! Non me ne frega niente, tanto rispondereste con le solite idiozie”. Allo stesso tempo lancio il primo gruppo di volantini che nell’attesa avevo smazzato e piegato uno si e uno no in modo che tirandoli non rimanessero appiccicati come avviene di solito.





Come da copione il tutto sarebbe dovuto finire qui gettando ancora volantini e niente più, invece il tempo da me stimato per il blitz si dilata oltre le mie aspettative cogliendomi impreparato e con gli occhi di tutta quella gente puntati su di me, per fortuna Lorenzo Canova uno dei curatori pensando di dire una cosa fica/intelligente decide di rispondere ugualmente “Perché il tuo lavoro non ci piace”. Andandogli in contro lancio altri volanti e gli domando “Perché tu che cosa sai di me? Cosa conosci del mio lavoro?”. Non risponde. Improvvisamente qualcuno grida “acchiappalo acchiappalo” ! Questo scatena il mezzo fondista che è in me e scappo all’altro lato della sala approfittando di questo extra time per gettare altri volantini che non avevo preparato, lo faccio a piccoli mucchietti per evitare il solito inconveniente. Quando voglio posso essere molto veloce quasi come Arturo Bandini, o almeno così mi sentivo. Nel frattempo i difensori della patria si organizzano e mi accerchiano, decido cosi di recuperare il mio zaino e di consegnarmi ad uno dei custodi che tento di tranquillizzare con un bacio sulla guancia, ma lui si ritrae. Raggiunto anche dall’agente in divisa della security vengo scortano a braccio fin fuori al palazzo. Nel breve tragitto il vigilante in divisa mi domanda “Ma perché fai queste cose?” Gli rispondo che forse non l’avrebbe mai compreso e non era di certo quello il momento migliore per spiegarlo, ma un giorno lo avrei fatto. Mi ritrovo così fuori dal palazzo sulla scalinata di marmo agitato ma soddisfatto, avevo fatto quello che andava fatto e John Fante sarebbe stato orgoglioso di me. Sulla strada del ritorno cerco di immaginare il resto della conferenza: Uno dei curatori prende la parola e spiega che le scelte sono sempre personali e ci sarà sempre qualcuno che verrà escluso. Allora qualcuno dal pubblico fa presente che chi è deputato a decidere ha il dovere di scegliere gli artisti migliori e non gli amici o amici degli amici, parenti, raccomandati o i primi leccapiedi che ti gironzolano intorno. Bisogna andare in giro per gli studi, informarsi e premiare chi lo merita realmente e non coloro che rientrano nella logica di convenienze personali. Se ciò fosse avvenuto sarei stato perlomeno felice di aver fatto nascere delle riflessioni in occasione di una sterile conferenza, ma non è andata così. Mi hanno invece raccontato che subito dopo che sono uscito quasi tutti hanno cominciato ad andare via senza trovare il coraggio di fare domande, uno dei curatori pensando di essere spiritoso ha detto “Questo non l’abbiamo organizzato noi” e qualcuno dal pubblico non ad alta voce ha risposto “Peccato è stata la cosa più interessante di tutta la conferenza”.




p.s.

Non mi sarei mai aspettato in seguito di ricevere attestati di stima e solidarietà non solo dalle persone presenti ma anche da chi semplicemente gli era stato raccontato ciò che era accaduto alla conferenza stampa della Quadriennale. Finanche da alcuni giornalisti che hanno sostenuto di non aver posto domande dopo la mia uscita forzata anche perché amareggiati da com’ero stato trattato per aver posto solo un’ingenua, ingenuissssima direbbe Verdone, domanda (ma tale doveva essere per avere un’efficacia performantica). Domanda dalle quale a detta di molti sarebbe potuto nascere con i curatori, se fossero stati intelligenti e pronti di spirito, un interessante dibattito, invece di farmi portare via a braccio come un criminale per aver lanciato qualche volantino. Ma ho saputo in seguito che c’e stato chi tra il pubblico a gridato “Non toccatelo! Lasciatelo stare è Pino Boresta!” so! Soddisfazioni anche queste, grazie caro Piccio.

In foto: Palazzo delle Esposizioni di Roma, foto opera composizione di Jean-Luc Godard, foto opera composizione dei 5 critici curatori della Quadriennale, foto opera composizione di John Fante.

4° ArtBlitz - 4/10/2008

Galleria Nazionale Arte Moderna di Roma






Parassita dell’arte

Il mio intervento alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma il 4 ottobre 2008 in occasione della presentazione del libro di Carla Subrizi “Introduzione a Duchamp”.













“Sono qui per parlare di Duchamp e dell’importanza della sua opera ma purtroppo non ho preparato nulla e inoltre hanno parlato e dovranno parlare persone sicuramente più accreditate di me.
Io però ho un sogno anzi no! Ho fatto un sogno, un sogno dove il Duchamp con una parrucca bionda mi esortava dicendomi “vai, vai alla conferenza di Carla Subrizi che ha scritto e presenta un bel libro su di me” Quindi su mandato di Marcello sono qui in veste di parassita, parassita dell’arte nel tentativo di far diventare una petizione un’opera d’arte. Voglio appurare se una raccolta firme può divenire opera d’arte, ma anche verificare fino a che punto oggi un artista non sostenuto e promosso dai soliti volti noti, critici e galleristi potenti, possa ancora incidere ed influenzare questo dibattito ampliato nelle sue dinamiche come ha fatto Duchamp a cui credo sarebbe piaciuta questa mia idea. Ho forse no! Per questo motivo considero in realtà questa mia azione più che uno dei soliti sterili attacchi al sistema dell’arte un’indagine di questi. Pertanto vi ruberò ancora solo pochissimi istanti distribuendo un volantino se poi qualcuno volesse aderire alla mia petizione io sarò qui per il resto della conferenza oppure potrete farlo via e-mail o su Internet.”







Pino Boresta


In foto: Galleria Nazionale d’Arte Moderna, copertina del libro di Carla Subrizi, foto opera composizione di un ritratto di Duchamp.

5° ArtBlitz - 3/04/2009

Palazzo dei Congressi di Roma EUR

















WHY NOT?

“Why not me to the Venice Biennial?” di Pino Boresta

ArtO'_International Art Fair in Open City 2009
Words and ideas
Sala Talks del Palazzo dei Congressi Roma EUR

Ore 12.00 – 14.00 Venerdì 3 Aprile 2009
Sono intervenuti: Cecilia Casorati (critica d’arte), Patrizia Mania (storica e critica d’arte, Università della Tuscia), Daniele Capra (critico d’arte “Exibart”), Barbara Martusciello (critica d’arte), Marcello Carriero (critico d’arte, docente Università Tor Vergata, Roma), Caterina Iaquinta (storica d’arte), Giuliano Lombardo (artista),
Moderatore: Pino Boresta










Cronostoria:
Entro mi metto seduto e immediatamente stramazzo faccia in avanti sul desk. Poi facendo il verso al famoso film “Rollerbool” incomincio a sussurrare “Why not me to the Venice Biennial?, Why not me to the Venice Biennial?, Why not me to the Venice Biennial?” aumentando un po’ alla volta il volume fino ad urlare. Quindi salgo improvvisamente sul tavolo e dritto in piedi strillo “Voglio una Biennaleeeeeee! Voglio una Biennaleeeeeee! Voglio anche io una Biennaleeeeeee!” imitando il grande Ciccio Ingrassia nel film Amarcord. Terminato il blitz scendo e comincio a moderare il convegno dopo una veloce intervista di Soele che dal fondo della sala mi ha fatto delle domande, alle quale io risposto.









L’intento di questo incontro è stato quello di discutere un tema attuale e sempre molto dibattuto come quello delle scelte degli artisti per la Biennale di Venezia prendendo spunto dal mio ultimo progetto “Firma Boresta”. Oltre a rispondere a una legittima domanda che io stesso mi sono posto “La petizione può diventare un'opera d’arte?” altre ne sono emerse prepotentemente.




Perché certi artisti pur essendo bravi non faranno mai una Biennale di Venezia?
· Perchè certi artisti pur non meritandolo fanno anche più di una Biennale di Venezia?
· Dobbiamo rassegnarci a questo stato di cose?
· Un artista può candidarsi per partecipare a una Biennale di Venezia o deve sempre far finta che non sia interessato?
· Esistono canali alternativi a quelli conosciuti nel “sistema dell’arte” per proporsi per una Biennale di Venezia?
· I giochi sono sempre fatti, nel momento stesso in cui viene scelto il direttore della Biennale di Venezia o esistono dei margini di azione?
· Conta o no il lavoro di un artista per essere invitato alla Biennale di Venezia?
pino boresta

A queste domande si sono poi aggiunte quelle dei relatori e del pubblico presente e le vostre che potrete inviare a salepepe_99@yahoo.it sperando di ottenere una svariata molteplicità e ricchezza di opinioni utili in previsione di una possibile pubblicazione che seguirà.

Qui il link dove si può trovare la petizione
http://pinoboresta.blogspot.com/2008/10/firma-boresta.html,


In foto: Palazzo dei Congressi di Roma all’EUR, foto opera composizione dei relatori del convegno, foto opera composizione di alcuni momenti del convegno.

mercoledì 22 febbraio 2012

6° ArtBlitz - 19/04/2009



Teatro Masini di Faenza







Successo al 2° Festival arte contemporanea di Faenza
La 24 ore di Pino Boresta
Domenica 19 aprile 2009
h 02:00
Suona la sveglia.
h 02:30 Mi vesto, esco, monto in macchina e parto.
h 08:45 Arrivo a Faenza.
h 09:00 Spalmo per la città le mie smorfie qua e là.

h 10:00/11:00 domenica 19 aprile 2009Auditorium Santa Umiltà
Coming Shows; la Biennale di Bergen
con Solveig Ovstebo, Marieke Van Hal
spettatori circa 15/20
Incontro Pier Luigi Sacco che mi presenta Bernd Fesel.
Ascolto in silenzio tutta la conferenza.
















h 11:00/12:00 domenica 19 aprile 2009 dove ISA Ballardini
Dentro l’opera
con Luca Trevisan e Andrea Bruciati
spettatori circa 30/40
Entro vado in fondo alla sala vicino al fonico e alla sua strumentazione e parodiando lo spot pubblicitario della trasmissione “Anno Zero” salgo su una sedia e urlo a squarciagola “AAHOOOOOOOOOOOOO!........” Sbigottiti e attoniti tutti gli astanti si voltano verso di me e io grido: “Per andare alla Biennale da chi devo andare?”. Andrea Bruciati visibilmente divertito dice “Magnifico!”. Scendo dalla sedia e me ne vado e uscendo penso "Bene! Il ghiaccio è rotto e la prima è andata.”















h 11:00/12:00 domenica 19 aprile 2009dove MIC
Le biennali e il sistema dell’arte
con Carlo Bach, Jadranka Bentini, Silvia Evangelisti, Giuliano Gori, Annie Ratti
modera Cloe Piccoli
spettatori circa 200/250
Entro vado in fondo alla sala mi metto seduto in penultima fila, con il foglio del programma in mano chiedo al vicino conferma della sessione in atto, quindi faccio un bel respiro mi alzo in piedi su una sedia e urlo a squarciagola “AAHOOOOOOOOOOOOO!........” l’intero uditorio seduto nel lungo corridoio si volta di scatto all’unisono (è stato bellissimo sembrava la scena di un film), quindi grido: “Per andare alla Biennale da chi devo andare?” Poi strillo la stessa cosa in inglese. Mentre scendo dalla sedia e sto per andare via scatta un applauso, guardo l’orologio e mi dico: “Se mi sbrigo prima di mezzogiorno faccio in tempo a farne un'altra”. Questa ripensandoci è stata forse la più emozionante non per l’applauso, ma per la prospettiva dalla quale mi sono goduto la scena.




















h 11:00/12:00 domenica 19 aprile 2009
dove ISIA
Auditorium Santa Umiltà
con Bernd Fesel, Donato Giuliani, Simon Roodhouse, Pier Luigi Sacco
modera Stefano Baia Curioni
spettatori circa 20/30
Entro vado in fondo alla sala vicino al fonico e alla strumentazione salgo su una sedia e urlo a
squarciagola “AAHOOOOOOOOOOOOO!........” Tutti i presenti si voltano verso di me e allora grido: “Per andare alla Biennale da chi devo andare?” Ripeto lo stessa cosa in inglese. Pier Luigi
Sacco sconcertato e molto preoccupato si alza di scatto e mi viene incontro ma prima che possa raggiungermi io sono già fuori verso la prossima meta. Molto bene, anche questa è fatta, ma ora i telefonini degli organizzatori incominciano a squillare all’impazzata da tutte le parti “Attenti c’è un pazzo che va in giro a strillare durante le conferenze” “ma chi è?” “Booh! Un certo Pino Foresta” “ No! Boresta non Foresta” “ Che facciamo? Chiamiamo la polizia, la sicurezza?” “ No! É meglio di no sarebbe peggio, lasciamolo fare infondo è innocuo è solo uno outsider, non è un pericolo lo conosciamo… facciamo solo in modo che se ne parli e si sparga la voce il meno possibile. Diamo inoltre direttive a chi redige i comunicati che non si faccia il minimo accenno al fatto, deve essere come se nulla fosse successo” “Hai ragione se facciamo finta di nulla e niente viene pubblicato tutto sarà dimenticato presto” “Ok! bene facciamo così”Questo dialogo non è frutto di un intercettazione ambientale ma solo il prodotto della mia fantasia, ogni riferimento a fatti luoghi e persone è puramente casuale.





















h 12:00/13:00 domenica 19 aprile 2009dove Teatro Masini
Le biennali degli artisti
con Cesare Pietroiusti intervistato da Angela Vettese
spettatori circa 400/500
Arrivo alla Piazza della Molinella ma a causa della pioggia mi dicono che il meeting si sta tenendo dentro al teatro. Entro, e mi guardo intorno, il teatro è bellissimo e quello che racconta Cesare è sempre interessante, vorrei godermi tutto di più ma sono lì per uno scopo ben preciso e non posso transigere, il lavoro viene prima di ogni cosa me lo ha insegnato il mio maestro. Intravedo una poltrona vuota la scavalco dal retro vi salgo sopra e strillo con quanto più fiato ho in gola
“AAHOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!........” centinaia di occhi spalancati dall’intera platea, logge, loggette e loggione vengono puntati su di me, e quindi grido: “Per andare alla Biennale da chi devo andare?” Poi la stessa cosa in inglese. Cesare Pietroiusti entusiasta dice “Fantastico!... però non l’ho riconosciuto” . Io nel frattempo avevo fatto la mia solita uscita repentina come da copione anche se questa volta mi soffermo poco fuori perché volevo rientrare per seguire il resto dell’intervista. Uno degli inservienti uscendo e scorgendomi nell’androne del teatro mi dice “Guarda che stanno rispondendo alla tua domanda”. Così mi affretto a rientrare e in effetti, la Vettese sollecitata da uno spettatore stava dicendo qualcosa del genere; “In fondo partecipare a una Biennale di Venezia non è cosi decisivo per la carriera e il successo di un artista visto che tantissimi artisti che hanno partecipato sono poi scomparsi nell’oblio più assoluto”. Angela ha sicuramente ragione, è per questo che io faccio di tutto per non correre questo rischio, e anche questo articolo ne è la prova. Avrei voluto però anche rispondergli che almeno loro l’occasione l’hanno avuta, ma questo botta e risposta non faceva parte del mio copione performativo, per una correttezza auto impostami non volevo togliere spazio ai personaggi ufficialmente invitati al festival. Del resto io la mia proposta all’organizzazione per una partecipazione ufficiale l’avevo fatta, visto che per 2 anni ho portato avanti un progetto che consiste in una petizione a mio favore per essere invitato alla Biennale di Venezia e della quale si era molto parlato e scritto. Li avevo informati che avevo raccolto 1000 adesioni, e che l’intera documentazione era stata spedita a Daniel Birnbaum (curatore della prossima Biennale di Venezia) ma ho ricevuto un email di risposta dall’organizzazione del festival che mi ha comunicato che era troppo tardi per inserirmi nella programmazione ormai definitivamente chiusa. Ma come dice Einstein è tutto relativo perché circa un mese dopo, esattamente il 9 aprile 2009, solo 7 giorni prima dell’inizio del festival esce un articolo su Exibart che annuncia “Il festival dell’arte Contemporanea di Faenza, guidato da……aggiunge nuove frecce all’arco del suo programma……Lorenzo Fusi……Arto Lindsay e Tomas Saraceno ……Hector Zamora e la pluribiennalista Lara Favaretto… Sissi e Bertozzi & Casoni”. Caro Albert quanto hai ragione.






















h 13:00/15:00 domenica 19 aprile 2009
dove Piazza della Molinella
Pausa pranzo
Incontro Cesare Pietroiusti nell’info Point e non mi faccio sfuggire l’occasione per chiedergli perché al termine del suo intervento (al quale ho assistito) non ha voluto firmare la mia petizione dicendomi che ne avremmo parlato dopo.
Potevo accettare il diniego di tutti quelli che (come H.H. Lim, ABO, Francesco Rutelli, Domenico Nardone, Pericle Guaglione Lucilla Catania, Massimo De Carlo, Daniele Puppi, Enzo Cucchi, Roberto D’Agostino, Thorsten Kirchhoff, Teresa Macrì, Elisabetta Benassi, Dobrilla De Negri, Anna Valeria Borsari, Renato Mambor, Roberto Pinto, Emanuela De Cecco, Oliviero Diliberto, Piero Mottola, Danilo Eccher, Stefano Arienti, Giulia Cavallaro, Guido Curto, Sabrina Mezzaqui) si erano rifiutati di firmare, ma non potevo accettare il suo senza una spiegazione, e chi conosce la mia storia sa bene il perché. Mi ha detto che non poteva firmare perché se c’era uno che lo meritava più di me quello era lui e molti altri prima di me, io gli ho risposto che forse aveva ragione, ma purtroppo l’idea l’avevo avuta io, e non poteva comportarsi come tanti altri rosiconi che mi hanno detto la stessa cosa ma che poi hanno simpaticamente firmato come Gianfranco Notargiacomo o Giovanni Albanese, sostenendo che trovavano l’idea geniale. Ho risposto a Cesare che se l’idea l’avesse avuta lui e mi avesse chiesto di firmare io non l’avrei firmata una volta, ma bensì 2,3,4 volte perché io lo stimo e lui sa. Il resto della discussione è stato una serie di questioni sul mio e il suo lavoro del quale abbiamo tante volte discusso e di cui non posso certo parlarne in questa sede, eppure un'affermazione va analizzata, e cioè quando sostiene che non se la sentiva di firmare anche perché parlando di questo mio progetto con altri aveva avuto modo di conoscere persone che avevano aderito solo per cortesia, amicizia, gioco, divertimento e senza credere realmente nel valore del mio lavoro. Gli ho risposto che anche noi alla Quadriennale con il gruppo dei “Giochi del senso e/o Nonsenso” quando con l’operazione “Invito alla XII Quadriennale” abbiamo deciso di accettare tutti coloro che volessero esporre nel nostro spazio la loro opera non abbiamo fissato meriti di valore ne limiti di principio o moralità. Tante è vero che alcuni pensando di prenderci per il culo ci hanno portato di tutto. Ricordo un tipo che addirittura ci portò due boccioni di piscio che noi abbiamo regolarmente esposto in bella vista e tante altre provocazioni delle quali non ci siamo affatto posti il problema se esporre o no. Per cui questo vale pure per il mio progetto “FIRMA BORESTA”. Inoltre, chi se ne frega se uno firma per un motivo o per l’altro…del resto l’arte relazionale non è altro che lo specchio della vita e di quello che in questa succede, e questo è quello che volevo dimostrare. Figurati se un candidato politico si preoccupa del motivo per il quale qualcuno lo vota, l’importante è che lo facciano. Il voto di Cesare (come tutti gli altri del resto) non mi avrebbe sicuramente assicurato l’invito alla biennale, ma per me avrebbe avuto un significato speciale. In ogni caso chi ha detto che la decisione reale di firmare di alcuni individui non sia quella che hanno detto a me piuttosto di quella raccontata a lui? In un paese dove gli exit poll non hanno mai azzeccato una previsione non si può fare certo affidamento su quello che dice la gente, ma piuttosto su quello che in definitiva fa, non credete? Ma ciò che più mi ha più ferito della lunga discussione con Cesare sono alcune cose uscite allo scoperto che hanno distrutto quello che per tanti anni ho creduto che lui pensasse di me e del mio lavoro quando nel 28 febbraio 1998 in una lettera di presentazione per un concorso ha scritto quanto segue: “Conosco Pino Boresta dal 1993 e, da allora, ho più volte, e per progetti anche impegnativi, lavorato insieme a lui. Fra l’altro, egli era uno dei componenti del gruppo “Giochi del Senso e/o Nonsenso” che ha ideato, organizzato e gestito l’operazione “Invito alla XII Quadriennale” (settembre-novembre 1996). In tutti questi anni di lavoro fatto in comune, ho avuto modo di conoscere e apprezzare da un lato il suo lavoro di artista, dall’altro le sue qualità umane. Il lavoro di Boresta è fortemente caratterizzato dalla dedizione ad una sperimentazione che, in modo ostinato e capillare, cerca dimensioni comunicative inesplorate, occasioni di provocazioni visive e intellettuali e il confronto con i contesti sociali più vari. Con la stessa attitudine di apertura e quasi di sfida comunicativa, Pino sembra muoversi a suo agio sia nelle strade della città che dissemina di tracce e di stimoli, sia nei luoghi espositivi propriamente detti, che con il suo intervento, diventano sempre un po’ meno ingessati e convenzionali. L’impegno e la dedizione testardi e anti-economici sono del resto anche segni della personalità di Pino, la cui generosità alla comunicazione non è costruita o affettatamente colta, ma profondamente insita in lui. Spesso in questo senso, mi è sembrato di notare che per Boresta l’apertura e la franchezza fossero in un certo senso inevitabili, e quasi impensabili e incomprensibili, invece, le attitudini e le situazioni costruite sulla chiusura e sulla predeterminazione dei ruoli e dei significati.”. Queste vicende servono comunque per diventare più forti e per questo io ringrazio il caro Cesare per le riflessioni e analisi ulteriori che grazie a lui sono sorte in questo progetto, secondo cui a detta di alcuni ha smosso diverse coscienze.



















h 15:00/16:00 domenica 19 aprile 2009
dove MIC
Le biennali degli artisti
con Monica Bonvicini, Massimiliano Gioni, Marina Sorbello.
spettatori circa 300/400
Entro e staziono infondo alla sala, tutte le sedie sono occupate. Ne prendo una da un sottoscala e la porto alla fine della sala. Incontro un sacco di amici Annalisa Cattani, Fabrizio Rivola, Adriana Torregrossa, Fabiola Faidiga, tutti in piedi alla fine della coda, c’è anche il simpatico e bravo Michele Robecchi al quale chiedo di farmi un po’ di spazio per piazzare la sedia. Faccio un bel respiro e pronti via! Salgo sulla sedia e urlo fortissimo “AAHOOOOOOOOOOOOOOO!........” Anche questa volta tutti sbigottiti e attoniti si voltano verso di me e allora grido: “Per andare alla Biennale da chi devo andare?” Ripeto la stessa cosa in inglese scendo dalla sedia, ma questa volta non vado via perché mi esortano ad andare al desk per spiegare il mio gesto. Lanciata come una sfida ero quasi in procinto di andare nonostante avessi deciso di non farlo in base alle direttive performantiche che mi ero imposto, ma visto l’insistenza ero sul punto di andare quando Gioni ha stoppato il tutto preferendo continuare a parlare lui. Pertanto desisto e decido di raccogliere un po’ di firme e adesioni di coloro che erano li e continuavano a farmi domande.
Vedendo passare Pier Luigi Sacco che mi guardava fortemente irritato e indispettito, lo fermo chiedendogli il perché di tanto astio, infondo è solo una happening che animava il festival e che faceva riflettere. Gli faccio presente che quasi tutti lo trovavano piuttosto pertinente e in linea con il tema del festival e in molti casi rendeva la platea molto più attenta e questo era un bene in un festival di arte contemporanea dove si parla delle forme più avanzate di espressione. Se fosse stato Tino Sehgal al mio posto sicuramente ne sarebbe stato felice, e poi su via, un po’ di leggerezza! In giro c’è di peggio di cui preoccuparsi; come chi si fa inculare dai cani, chi mostra il video mentre si fa scopare dal gallerista, o chi usa le donne nude come sopramobili, io invece urlo solo la mia verità che male faccio? Gli ho detto anche che mi dispiaceva che lui mi guardasse in cagnesco e che anzi mi sarei aspettato che si complimentasse con me con pacche sulle spalle perché rendevo così il suo festival più vivace e interessante, visto anche tutte le belle cose intelligenti, importanti e giuste che scrive. “Gli artisti migliori sono da altre parti e non hanno vita facile - Exibart.onpaper n. 48” . Non pensavo che venendo dalle sue parti gli dessi così fastidio. Come sempre le parole rimangono parole e i fatti sono un'altra cosa e io non ho mai chiesto aiuto a nessuno né a lui né ad altri ma un po’ di giusto e meritato rispetto sarebbe forse pure giunto il momento di concedermelo o no? Testimone d’eccellenza di tutta questa pacata e piacevole conversazione con Pier Luigi è stato Michele Robecchi che ha seguito da vicino e con interesse la diatriba sostenendo di avere un particolare interesse sull’argomento, la cosa mi ha fatto molto piacere, ma chi sa anche lui cosa pensa realmente, forse un giorno me lo dirà o lo scriverà? Chi sa?





















h 16:00/17:00 domenica 19 aprile 2009dove Teatro Masini
Le biennali dei curatori
con Massimiliano Gioni intervistato da Carlos Basualdo
spettatori circa 500/600
Entro e mi fermo in fondo alla sala accanto al fonico. Noto che più di qualcuno degli astanti in piedi e dalle logge mi ha riconosciuto e comincia a sbirciarmi con la coda dell’occhio. Decido cosi di non fare nulla e chiedo al gentile fonico di utilizzare la sedia vuota del collega assente, me lo concede e per un po’ ascolto quello che dice Massimiliano che stava confessando di aver paura di passare alla storia per il curatore specializzato nelle biennali. Nel frattempo la situazione intorno a me si rilassata e capisco che è giunto il momento di agire; salgo sulla sedia e urlo più forte che mai “AAHOOOOOOOOOOOOOOOOO!........” Meno sbigottiti e attoniti delle volte precedenti tutti i presenti si voltano e puntano gli occhi verso di me e io grido come un invasato: “Per andare alla Biennale da chi devo andare?” Anche questa volta faccio la versione in inglese. Carlos Basualdo si spaventa, ma non fa una piega, Massimiliano Gioni invece si lamenta perché era la seconda volta con lui presente e scocciato aggiunge rispondendomi “Non certamente cosi!”, gli ribatto che forse dovrebbe valutare una diversa alternativa d’approccio. Qualcuno dal pubblico ad alta voce gli chiede di rispondere alla mia domanda “urlata”, ma lui svicola sostenendo che lo avrebbe fatto dopo magari in privato perché a lui interessa tutto, gli chiedo “Anche io ti interesso?” Mi risponde “Certamente! Mi interessano tutti?”. Allora chiamo a testimone l’intera platea e dico; “Avete sentito cosa ha detto? È interessato a me e al mio lavoro, staremo a vedere”. A tutt’oggi non ho avuto sue notizie chi sa forse é il caso, nei prossimi giorni, che gli ricordi il mio email. Al termine dell’intervista Carlos chiede se ci sono domande e in molti aspettavano che io intervenga. Un signore davanti a me si gira e mi dice “Perché non interviene ora?” Gli rispondo “Perché conosco tutte le risposte?” .


















A seguito di ciò il 23 aprile 2009 alle ore 9.59 su Facebook mi scrive Stefano Pasquini
“Devo dire che sono rimasto deluso dal fatto che non hai fatto una domanda a Gioni. Alla fine sei un timidone, tutto il teatro aspettava te.”

Rispondo il 23 aprile 2009 alle ore 11.57 sempre su Facebook
Non l'ho fatto perché conosco tutte le riposte e la mia performance-blitz non prevedeva questa aspetto di confronto. Io avevo proposto all'organizzazione di invitarmi ufficialmente ma non mi hanno voluto. Deludere le aspettative dei miei sostenitori è poi quello che riesco a fare meglio e devo dire che ne sono anche piuttosto orgoglioso.
Inoltre, credo, che sia ora che anche qualcun altro incominci a tirare fuori le palle, e il fatto che tutto il teatro aspettasse un mio intervento l’ho avvertito distintamente, ma è proprio per questo che non l’ho fatto… mai fare quello che gli altri si attendono da te, se si vuole stimolare qualche interesse bisogna evitare di essere prevedibili.
Se poi qualcuno vuole un confronto in quanto curioso di saperne di più organizzi pure un incontro io sarò molto felice di parteciparvi, ma figurati se quelli come Gioni e company accettano: hanno tutto da perdere e nulla da guadagnare, per questo vado avanti per la mia strada, che non consiglio a nessuno di seguire.




















h 17:00/18:00 domenica 19 aprile 2009dove Teatro Masini
Coming Shows: Documenta 13
con Carolyn Christov – Bakargien intervistata da Carlos Basualdo.
spettatori circa 600/700
Mi accomodo su una poltrona in fondo alla sala accanto a due simpatiche ragazza contente che fossi lì perché ormai conoscendomi si sarebbero così risparmiate lo spavento dell’urlo iniziale. L’intervista a Carolyn è piacevole e con Carlos sono molto affiatati, a un certo punto improvvisano pure la macchietta del paziente e dello psicoanalista dove Carolyn fa la paziente e Carlos lo psicologo. La Christov chiarisce subito che non avrebbe parlato e detto nulla sulla prossima Documenta da lei curata ed era lì solo perché gli amici che l’avevano invitata non le avevano detto che le avrebbero fatto domande al riguardo. Pertanto incomincia a leggere dei testi scritti che però essendo in inglese prima li deve leggere e poi li traduce in italiano. Qualcuno a questo punto comincia ad alzarsi ed andare via, per questo capisco che è il momento di agire sia per lei che per me. Velocemente mi arrampico sulla poltrona e strillo “AAHOOOOOOOOOOOOOOOOO!........” Ancora una volta si girano tutti verso di me, ma stavolta mi stavano aspettando, cambio però il cliscè della domanda urlando così: “Per andare a Documenta cosa devo fare?”. Lei pacatamente e con flemma anglosassone mi risponde: “Devi leggere …” .e fa il nome di qualcuno di cui stava leggendo alcune citazioni. Mi rimetto seduto e penso che anche io avrei qualche scrittore da consigliarle e chi sa, forse, dopo lo farò.































h 18:00 domenica 19 aprile 2009dove Teatro Masini
C you 2010
con Claudio Casadio, Carlos Basualdo, Pier Luigi Sacco, Angela Vettese.
spettatori circa 400/500
Seduto sempre nello stesso posto ascolto la breve chiusura del festival con i soliti convenevoli e ringraziamenti di rito e l’annuncio del tema della terza edizione che sarà “L’opera”, saluti applausi e tutti via velocemente a casa.

Domenica 19 aprile 2009
h 19:30
Parto da Faenza

Lunedì 20 aprile 2009
h 01:30
Arrivo a casa a Segni (Roma)
h 02:00 Sono a letto e penso; censurino pure le mie incursioni ma speriamo che non distruggano le registrazioni audio video perché montate in sequenza tutte 7 con un minuto prima del blitz e un minuto dopo sono un opera fichissima che potrei donare proprio all’organizzazione del festival di Faenza per ringraziarli di non avermi invitato.

In foto: Teatro Masini di Faenza, Pier Luigi Sacco - Carlos Basualdo - Angela Vettese (serie di disegni digitali), foto opera composizione digitale dei partecipanti al festival/convegno.

7° ArtBlitz - 4/06/2009

Arsenale Biennale di Venezia








Un Sovvertitore alla 53° Biennale di Venezia

Il 5 giugno 2009 sul “Corriere del Veneto” scrive Sara D’Ascenzo:
“Proprio mentre Baratta spiegava le meraviglie dei cambiamenti di quest’anno, un urlo squarciava la sala del teatro del Piccolo Arsenale: «Cosa devo fare per essere invitato alla Biennale?», ha gridato un artista (Pino Boresta ndr). Baratta ha mantenuto il sangue freddo: «In futuro ci saranno tante Biennali, sono sicuro che troverà quella giusta».


Il 6 giugno 2009 ho scritto a Baratta dicendogli che io non cerco “La Biennale giusta” come dice lui, ma “Una giusta Biennale” che a lui probabilmente non interessa. Non mi ha mai risposto.



















Il 15 giugno 2009 sul suo blog scrive Asya Geisberg
“Durante la conferenza stampa della Biennale, l’artista italiano Pino Boresta inrompe con un terrificante urlo gridando "Cosa devo fare per essere invitato alla Biennale?”, prima di essere scortato fuori dalla sicurezza.











Come dice Marco Baravalle riguardo il suo libro anche io posso sostenere che “L’arte della sovversione è il terreno sul quale Pino Boresta decide cimentarsi. Senza pregiudizi, cercando di evitare un facile quanto illusorio rifiuto del sistema, tentare, piuttosto, di cercare nuove chiavi di lettura e nuove tattiche di indipendenza e sovversione” Peccato che Daniel Birnbaum nonostante le premesse del suo testo scritto per la Biennale di Venezia non abbia apprezzato il mio operato perchè come dice sempre Baravalle “Esistono persone che dentro e fuori il sistema, creano nuovi conflitti e nuovi modi di pensare l’arte, i rapporti sociali che li regolano, i linguaggi che li caratterizzano, gli scopi che le sono propri. Dunque, l’obbiettivo dell’arte della sovversione è, prima di tutto, quello di sovvertire alcune nostre convinzioni rispetto all’arte contemporanea”

Qui il link dove si può vedere il video dell’artblitz
http://www.youtube.com/watch?v=dSv-VQT2hiQ




Pino Boresta


In foto: Entrata dell’Arsenale di Venezia, interno dell’auditorium del Piccolo Arsenale, Paolo Baratta e Daniel Birnbaum (disegno digitale),
Io che urlo (disegno digitale), Box pubblicitario del progetto FB.

8° ArtBlitz - 26/02/2010



Auditorium Parco della Musica di Roma







Fluxus Blitz di Pino Boresta

Auditorium Parco della Musica (Roma)
FLUXUS BIENNIAL - After Fluxus
Ore 20.30 Venerdì 26 Febbraio 2010
Intervista psichica # 2
George Maciunas interviewed by Ramundas Malašauskas




































Cronistoria:
Arrivo, visito velocemente la sala dedicata a Maciunas quando poi Lucio Perotti si mette al pianoforte e incomincia a suonare si raduna tutto intorno un cospicuo numero di persone che si dispone a semi cerchio. Finito il primo brano musicale capisco che è arrivato il mio momento, mi tolgo la giacca che appoggio li accanto e vado in mezzo alla folla vicino al pianoforte e saltando strillo "E meno male che c'è Maurizio Cattelan.... E meno male che c'è Maurizio Cattelan" Nessuno mi interrompe e il pianista continua a suonare come se nulla fosse il pubblico non riesce a capire se ciò facesse parte della performance o meno. Dopo un paio di minuti qualcuno dell’organizzazione mi fa gentilmente cenno di smettere, io nonostante stessi quasi svenendo per la fatica gli faccio segno guardando l’orologio che avevo quasi terminato il mio blitz-perfomance. Continuo così ancora per un altro paio di minuti. Quando esausto smetto, inaspettatamente tutto il pubblico mi saluta con un bel applauso.
Quando poi vistosamente affaticato seduto su una sedia sotto il portico dell’Auditorium qualcuno mi chiede perchè lo avessi fatto, rispondo che era un omaggio a tre menti indubbiamente geniali come George Maciunas, Simone Cristicchi e Maurizio Cattelan e comunque ognuno poteva tirare le proprie conclusioni.












In foto: Auditorium Parco della Musica di Roma, Io in adesivo performance ArtBlitz, George Maciunas, Maurizio Cattelan e Simone Cristicchi (disegni digitali).

9° ArtBlitz - 26/03/2010

Fiera di Milano











PER CHI L’HA VISTO



Milano: ore 15.30/17.00 venerdì 26 marzo 2010
Miart: Sala De Arte Disputatio
Libera opinione expositio/libere riflessioni
Twister- rete musei lombardi per l’arte contemporanea.
Un confronto per il futuro
Intervengono: Chiara Bertola, Andrea Bruciati, Vincenzo Chiarandà, Anna Daneri, Alberto Galardini, Mario Gorni, Roberto Pinto, Riccardo Passoni e gli artisti di Twister.
Moderano: Alberto Fiz, Rachele Ferrario.









PER CHI NON C ’ ERA

Seduto in prima fila ascolto chi sostiene che le scelte fatte per il concorso pubblico internazionale a invito “Twister” erano tutt’altro che originali per non dire scontate, ed auspicava di non dover più esser costretto a fare scelte che non gli competevano. Era comunque disposto a scrivere un testo critico per la seconda edizione. Seduto comodamente ascolto chi avrebbe voluto un progetto più sociale tra gli artisti. Seduto compostamente ascolto chi invece della socializzazione tra gli artisti non gliene frega niente ed era contento così. Seduto a gambe accavallate ascolto chi lamentava che alcuni artisti si erano semplicemente limitati a piazzare un’opera in strada, e non era certo questo l’intento del progetto. Seduto anchilosato ascolto chi si augura che la prossima edizione possa essere migliore, consapevole però che potrebbe anche essere peggio. Seduto allungato ascolto chi ci parla della rete che non c’era e spiega quando la rete è rete. Seduto stiracchiandomi ascolto chi spiega il suo lavoro giorno e notte. Seduto scompostamente ascolto chi contesta che tutto quello fatto era vecchio, vecchio, vecchio. Seduto stravaccato ascolto chi difendeva comunque la buona volontà dei musei coinvolti. In piedi chiedo la parola ritenendo opportuno che anche io dica la mia. Qualcuno gentilmente mi passa il microfono e io dico: “Apri le braccia, apri le braccia / fiore di roccia nel tuo cuore / libera amore. / Dove andavi fratello / come il fiume così il tempo va / dietro la notte c'è un castello / corri fratello. / Dentro al mare la terra non ha polvere nel cuore no / torna la luce e nasce un fiore / fiore di serra. / Con il cielo e l'acqua del mare (libera amore) / la sua ombra è luce di sole (libera amore) / apri la terra / dalla terra nasce un fiore. / Apri le braccia, apri le braccia / fiore di roccia nel tuo cuore / libera amore. / Dentro al mare la terra non ha polvere nel cuore no / torna la luce e nasce un fiore / fiore di serra. / Re dei fiori grande signore (libera amore) / re della terra sei fatto d'amore (libera amore) / dalle tue mani nasce il giorno cresce il sole. / Apri le braccia, apri le braccia / fiore di roccia nel tuo cuore / libera amore, libera amore, libera amore….” Tirando fuori dal portafoglio un biglietto da 10 euro e sventolandolo aggiungo “Tutto questo è dedicato a voi, ed a colui che mi dirà il nome dell’autore di questi versi regalo questi 10 euro da me datati e firmati”. Nessuno fa nomi, allora do un aiutino. “È un grande cantautore italiano…” qualcuno urla “Fabrizio De Andrè” rispondo “No! ma ci sei vicino”. Nessuno rischia più altri nomi, pertanto dopo aver contato fino a dieci ripongo via la banconota. Dopo un mio iniziale diniego dovuto all’amarezza che nessuno l’avesse riconosciuto rivelo ugualmente il nome del magnifico Ivano Fossati. Quando poi qualcuno mi chiede “Vabbè… ma con quello che stavamo facendo e dicendo che c’entra?” Io non risponderò ma mi domanderò “Avrò sbagliato Fiera?”.




E PER CHI QUEL GIORNO LÌ INSEGUIVA UNA SUA CHIMERA










Pino Boresta



In foto: Palazzo della fiera di Milano, Ivano Fossati (disegni digitali, fac-simile dei 10 Euro da me datati e firmati a mano.

venerdì 17 febbraio 2012

10° ArtBlitz - 13/06/2011

Padiglione Italia Arsenale Biennale di Venezia


















Esserci per scomparire 























Vernissage del 13 giugno 2011 del Padiglione Italia a cura Vittorio Sgarbi, all'Arsenale per la 54° Biennale di Venezia.


Cronistoria:
Ahooo!.... c’ero anch’io. Cosa esiste di più bello che esserci a tutti costi per poi sparire in mezzo a tutte le altre centinaia di opere sparpagliate in ogni dove; sopra e sotto a destra e sinistra di qua e di la dentro e fuori e ovunque fosse possibile infilare qualcosa, ebbene io per il mio pubblico non mi tiro mai indietro e quindi anche questa volta ero lì. L’occasione l’inaugurazione del padiglione Italia alla Biennale di Venezia (del 13 giugno 2011) che nonostante le critiche aveva fatto il pienone e non poteva essere altrimenti visto il prestigio di cotanta mostra come quella di Venezia e visto i circa 300 artisti che esponevano. Il successo di pubblico era l’unica cosa assicurata del resto tutti noi abbiamo almeno un marito o una moglie dei genitori dei figli uno o più fratelli, cugini ed almeno un paio di amici stretti, e i conti son presto fatti. Del resto come si poteva far mancare la propria presenza in un giorno così importante a tanti artisti che la biennale se la sognavano anche di notte proprio come me, ma porca pupazza loro ci sono riusciti io no. Anzi si! Io c’ero nonostante tutto e tutti. Vittorio Sgarbi mi aveva pure telefonato ma dopo una breve chiacchierata mi ha detto che non lo avevo convinto, ma forse è un buon segno.







Io nel partecipare non avrei di certo avuto nulla da perdere, che volete che me ne importi a me di attaccare la mia opera appiccicata ad altre mille, quando io come un parassita le attacco addirittura sopra le opere degli altri. Cosa volete che me ne importi a me di dover competere per accaparrarmi un po’ di attenzione del pubblico dell’arte tra centinaia e centinai di opere, quando da diciotto anni attacco nelle strade delle città i miei adesivi con la mia faccia alla merce distratta dei passanti cittadini e competendo tutti i giorni con la massiccia invasione pubblicitaria con la quale le città sono aggredite e violentate. Lì si che rischio di perdere la mia battaglia, e ogni giorno mi prendo la mia rivincita. Al padiglione di Sgarbi avrebbero dovuto partecipare solo artisti che fanno un certo tipo di lavoro che esce fuori anche nel caos più totale e che anzi del caos si nutrono. Pertanto approfittando dell’ulteriore confusione venutasi a creare per la presenza di Elio delle storie tese che si era travestito da frate per l’opera di un artista, ho srotolato il mio manifesto in PVC “I want Pino Boresta to the Venice Biennial” e l’ho appeso rimanendo lì in bella vista esposto abusivamente per tutto il giorno dell’inaugurazione. In molti lo hanno visto e possono confermare non ultima un’entusiasta Laura Palmieri.

























Pino Boresta

In foto: Padiglione Italia 54° Biennale di Venezia all’Arsenale, Vittorio Sgarbi (4 disegni digitali), Poster del mio progetto FB - Firma Boresta rettificato per questo ArtBlitz

11° ArtBlitz - 11/12/2011

Teatro Valle di Roma

Testo dell’ArtBlitz compiuto l’11 dicembre 2011 alle ore 17:30 in occasione della Giornata del disorientamento dal titolo “da mezzogiorno a mezzanotte” tenutasi al Teatro Valle di Roma da A.R.I.A. al Valle Occupato.




C’è troppo silenzio nei MUSEI
Sciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!
Al Museo non si urla ma Nel museo forse si…. e poi qui siamo al Teatro pertanto:
AhooooooooooooooooooooooooooooooooooooOOOooo!

Il silenzio degli artisti nuoce gravemente all’arte contemporanea e uccide anche te digli di smettere.

Il silenzio è mafioso.

Il silenzio è spesso sopravvalutato.

VELODICO: “Scoprire è importante ma capire è ancora più importante”

VELODICO: Intendo con il mio intervento creare uno spazio di riflessione che metta in discussione la natura dell’arte e dell’artista tentando di aggiungere se fosse possibile ancora più disorientamento.

Ma Sciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!
Non fatelo sapere in giro qualcuno potrebbe aver paura.
Paura di quello che non si conosce.
Paura di quello che non si capisce.
Paura di chi è diverso.
Ma chi ha paura muore tutti i giorni mentre chi non ha paura muore una volta sola.

PERTANTO!

Io sono PIǓ sereno, perché non devo PIǓ dimostrare niente, non devo PIǓ raggiungere nessun obbiettivo, non mi aspetto PIǓ niente da nessuno, non voglio PIǓ ascoltare chi è contro di me, ma devo solo continuare di PIǓ a fare quello che so fare perché so di farlo bene, PIǓ di molti altri, tutto il resto non conta PIǓ e non mi interessa PIǓ, ho imparato ancora di PIǓ a godere di tutto quello che faccio senza piangere PIǓ, senza rimpiangere PIǓ tutto ciò che non arriverà PIǓ, se qualcosa in PIǓ arriverà quando arriverà bene, se non arriva non importa PIǓ, voglio vivere con PIǓ gioia quello che faccio ogni giorno di PIǓ, e tutto il resto non conta PIǓ, e non ho PIǓ nulla da dire.

MA TUTTO QUESTO NON È VERO

PER QUESTO





Per esempio adesso odio tutti gli artisti odio tutte le stelle del mondo e questa pioggia di mostre
Per esempio adesso odio tutti gli artisti odio tutto l’amore del mondo e questa pioggia di esposizioni…. quando mi guardate così.
Quanti sogni diventano grandi…. elevarsi e cadere è tutto uguale, tutto il resto è rumore, disordine.
Qual è il peso della tua libertà? io conosco il mio.
Per esempio adesso odio tutti gli artisti odio tutto l’amore del mondo e questa pioggia di rassegne.
Per esempio adesso odio tutti gli artisti odio tutte le stelle del mondo e questa pioggia di vetrine… quando mi guardi così, quando mi guardi così.

MA ANCHE QUESTO NON È VERO





Aria nuova:
Gramsci “Posso dire che se è vero che un vecchio ordine sta morendo è altrettanto vero che un nuovo ordine non è ancora nato, questo è il momento in cui possono apparire dei mostri.”

SciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiSottovoceSottovoceSottovoce

Cari ragazzi mi dispiace deludervi ma non è vero che chi l’ha dura la vince, non è vero che se hai tenacia e costanza prima o poi avrai successo, se sei fortunato forse con queste caratteristiche potrai raggiungere qualche tappa intermedia, ma quello che è indispensabile più di ogni altra cosa per riuscire nei propri intenti è un eccezionale proposta artistica. Per riuscire, il valore della propria opera deve essere alto, molto alto, ma sappiate che avvolte anche essendo altissimo potreste non riuscire nei vostri propositi in quello che vi siete prefissati e solo se riuscirete a mettere in conto anche questo nei vostri piani allora potrete affrontare con più serenità il vostro percorso senza dare credito a tutti quei coglioni che vi dicono che bisogna solo essere caparbi e ostinati ed il resto verrà da se.

Un coglione…. io:
I veri artisti sono coloro che si ostinano a fare delle cose anche quando nessuno le capisce, quando nessuno ne comprende il valore…. e se a decidere la carriera di un artista continuerà ad essere la politica interna all’arte secondo criteri di appartenenza e conoscenza piuttosto che la capacità e meriti acquisiti sul campo, presto nessuno avrà più voglia di impegnarsi per dare il meglio di sé al reale dibattito artistico, e le cose andranno sempre peggio.

E se avesse ragione Fiume? (il fiume in piena) che ha detto:
“Io credo che si deve prendere in particolare considerazione chi viene denigrato, diffamato e ostacolato perché è assai probabile che si tratti di un genio.”

È successo a Venezia
È successo alla Biennale
È successo durante la conferenza
È successo mentre parlavano
È successo in maniera rapida
È successo che………….
Ma è successo, questo è importante.

Il successo postumo di Vincent Van Gogh non è quello di uno sfigato a cui ha detto culo, ma quello di uno sfigato ultraiellato.






La prima cosa che imparano tutti i nuovi avventori dell’arte e frequentatori dei vernissage è quello di non salutare mai per primi, anzi possibilmente non salutare proprio, ma aspettare sempre che siano gli altri a salutare per primi o quanto meno ad accennare un saluto. È come se fosse in atto una sorta di duello dove ognuno dei due pensa cosi di valutare la stronsaggine di chi ha di fronte, in quanto si tende a pensare che quanto più uno sia stronzo tanto più sia un personaggio importante.

In “Cosmogonia e cosmologia” Philip K. Dick sostiene che forse noi tutti siamo degli artefatti (probabilmente un po’ stronzi aggiungo io) visto che teniamo all’oscuro il nostro artefice, (Urgrund) che ci aveva creato prima che se ne dimenticasse, ai fini della comprensione di sé. Insomma in buona sostanza e come dire che non siamo nella merda ma siamo la merda.

Noblesse oblige
Noblesse oblige
Noblesse oblige
Noblesse oblige
Noblesse oblige insomma sta cosa significa:
Espressione francese che significa "la nobiltà obbliga", e che significa che chi ha un determinato rango è costretto a mantenere un atteggiamento adeguato. Viene spesso usata in modo ironico.

Vecchioni
Non si può dire ad una persona si te stesso perché spesso ciò non è possibile per molteplici motivi ma più giustamente bisognerebbe dire
“Si correttamente simile a te stesso”

Cooper
…. ma se da una parte manca il bersaglio fa centro dall’altra, perché anche le parole sono pietre, pietre di altro tipo, scagliate, indietro nel tempo fino al ricordo del dolore oppure in avanti, fino al momento della nostra lettura, e più lontano ancora, nel futuro delle letture a venire.






I’am a real artist

I don’t give up
I don’t give up
I don’t give up
I don’t give up
I don’t give up
I don’t give up
I don’t give up
I don’t give up

I’am a real artist

I do not give up
I do not give up
I do not give up
I do not give up
I do not give up
I do not give up
I do not give up
I do not give up

Ma ora i miei 10 minuti di notorietà sono finiti quindi vi ringrazio e vi saluto cosi!....

“Sono un eroe perché lotto tutte le ore”
Caparezza

“E un'altra possibilità io la voglio, non posso farne a meno”
La Cruz

“E l’ho pagata cara la mia presunzione ma io volevo solo essere il migliore”
Venditti

“Cosa si prende cosa si da quando si muore davvero”
Ruggeri

Ci sono cose che nessuno ti dirà
Ci sono cose che nessuno ti darà
Sei nato e morto qua nel paese delle mezze verità
Fibra

“Quante volte io dovrò morire per sentirmi ancora vivo?”
Masini

Si! “Sono solo canzonette” dice Eduardo Bennato, ma se avesse ragione
Philip K. Dick che in “Valis” sostiene che il senso della rivelazione di molte verità potrebbe essere contenuto proprio tra queste?
Io non voglio correre il rischio di perdere questa possibilità, e voi?















FINALE - THE END

Ninetto
“A papà me sa che la vita è niente”

Totò
“E certo! La morte è tanto…”

Accattone
Scena finale
“Ecco mo’ sto bene”

Pino Boresta


In foto: Il Teatro Valle di Roma, alcuni momenti del mio ArtBlitz (pittura digitale), Philip K. Dick (disegno digitale), alcune scene dei film di Pier Paolo Pasolini “Accatone” ed “Uccellacci e uccellini” (disegni digitali.)